venerdì 20 maggio 2011

LA STORIA DELLA JUVENTUS

Fondazione e maglie

La Juventus è stata fondata l' 1 novembre 1897 da un gruppo di studenti del liceo classico D'Azeglio di Torino, che erano soliti riunirsi attorno a una panchina di corso Re Umberto, vicino al liceo. La prima maglia era rosa con cravatta nera. Alla divisa a strisce verticali bianche e nere, adottata nel 1903, si passò per caso. Le divise venivano acquistate in Inghilterra e l'importatore italiano ricevette per sbaglio maglie diverse da quelle richieste, ovvero delle maglie che erano state ordinate dalla squadra inglese del Notts County. Erano maglie bianconere che da allora diventarono la divisa ufficiale della Juventus.

Dal 1923 la proprietà della Juventus è passata alla famiglia Agnelli. In diverse occasioni i fratelli Giovanni e Umberto Agnelli hanno assunto la presidenza della squadra, di cui finanziavano gli acquisti di calciatori, per poi diventare presidenti onorari, titolo attribuito anche all'ex calciatore e presidente Giampiero Boniperti.

I periodi memorabili

Pur avendo vinto in ogni periodo della storia del calcio, ci sono alcuni periodi nella storia della Juventus in cui le vittorie risultano particolarmente concentrate.

Oltre alle vittorie recenti e ai cinque scudetti consecutivi vinti negli anni Trenta, occorre ricordare due momenti in particolare della storia juventina: la stagione di Sivori e quella di Boniperti.

In realtà si tratta di due facce di una stessa medaglia che ha ben stampato il volto di Giampiero Boniperti.

Da calciatore Boniperti ha battuto ogni record per presenze e numero di gol nella storia della squadra che lo ha visto protagonista in attacco dai primi anni del dopoguerra ai primi anni Sessanta. Negli ultimi anni di carriera ha tuttavia cambiato ruolo, trasformandosi in centrocampista e lasciando il ruolo di attaccante a una strana coppia amatissima dai tifosi bianconeri: il gallese John Charles e l'argentino di origini italiane Omar Sivori.

Il mastodontico Charles, tutto muscoli e potenza, roccioso in area di rigore e correttissimo verso gli avversari, si trova a fare coppia per alcune stagioni con l'agile Sivori, abilissimo nel dribbling, sfacciato e provocatore, capace di giocare con i calzettoni abbassati in gesto di sfida verso gli avversari e di reagire a cazzotti alle provocazioni altrui.

È una coppia che non vince molto, ma colpisce non poco la fantasia dei tifosi. È anche un inno all'amore per il calcio e per la Juventus, cui Sivori dedicherà la sua fattoria argentina.

Pochi anni dopo aver abbandonato il calcio professionistico, Giampiero Boniperti ritorna alla Juventus come presidente, voluto da Giovanni Agnelli per mettere ordine in una società in grande crisi di identità.

È la fine degli anni Sessanta, e una breve collaborazione con Italo Allodi porta all'acquisto di alcuni giocatori che per diversi anni formeranno l'ossatura della Juventus. Ma è soprattutto a partire dal 1976 che, per dieci stagioni, la Juventus si dimostrerà vincente in Italia e in Europa.

Nel 1976 viene assunto un giovane allenatore con un passato di buon mediano nel Milan, Giovanni Trapattoni. Trapattoni impara il mestiere di allenatore dal suo allenatore, Nereo Rocco, che incarna la tradizione calcistica italiana che trionfò negli anni Trenta ai mondiali di Francia e Italia. Il gioco delle squadre allenate da Trapattoni suscita spesso le critiche di chi vorrebbe le squadre italiane più aggressive e votate all'attacco, ma appare efficace e i risultati non mancano.
Nel 1976 la Juventus cede due giocatori quotati, Anastasi e Capello, rispettivamente a Inter e Milan, ricevendo in cambio due giocatori più vecchi, Boninsegna dall'Inter e Benetti dal Milan, e una cospicua somma di denaro. Pare un cattivo affare e invece non è così: la Juventus vince lo scudetto e la Coppa UEFA, battendo in finale l'Atletico di Bilbao (1-0 a Torino e 1-2 a Bilbao). È doppio record: nessuno aveva ottenuto 51 punti in un campionato a 16 squadre e nessuna squadra italiana aveva vinto una coppa con soli giocatori italiani.

È anche l'inizio di un decennio che si concluderà con 6 campionati vinti e un altro record: la Juventus è la prima squadra europea a vincere tutte e tre le coppe (UEFA nel 1976/77, Coppa delle Coppe nel 1983-84, Coppa dei Campioni l'anno successivo).

Finita l'epoca della presidenza di Boniperti, la proprietà ha affidato la società alla cosidetta "triade": Roberto Bettega, giocatore negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, che ha assunto la vicepresidenza della società, lasciando la presidenza senza incarichi operativi prima all'avvocato Vittorio Chiusano e, dopo la sua morte, all'avvocato Franzo Grande Stevens; Luciano Moggi in qualità di direttore generale e di responsabile degli acquisti e delle cessioni dei calciatori; e infine Antonio Giraudo, manager di fiducia di Umberto Agnelli, in qualità di amministratore delegato, responsabile della parte economico-finanziaria.

Bettega, Giraudo e Moggi hanno dovuto rilanciare una società che subiva perdite pari al 50% del fatturato e non vinceva da anni nessun trofeo importante e hanno dovuto operare nel contesto di una proprietà non più intenzionata e spesso impossibilitata, dovendo pensare alle gravissime difficoltà economiche del gruppo FIAT, a coprire i deficit di bilancio.

In poco più di un anno, ceduti alcuni giocatori di fama, che però pesavano molto con i loro stipendi sui costi della società, e puntato su calciatori fortemente motivati a vincere, sono arrivati i risultati sportivi ed economici. Il bilancio ha raggiunto il pareggio e la Juventus ha rivinto il campionato dopo un decennio senza vittorie e iniziando un ciclo che dal 1994 al 2003, con Marcello Lippi in panchina, le ha consentito di vincere 5 scudetti, 1 Coppa Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale e 1 Supercoppa Europea. Finita l'era Lippi, il lavoro della triade continua con l'arrivo di Fabio Capello che, al primo anno da tecnico della Juve, vince subito gli scudetti n° 28 e 29 mantenendo la testa della classifica per due campionati consecutivi. Poi è arrivata Calciopoli, Guido Rossi e tutto ciò che tratteremo in un apposito capitolo.

La Juventus e la Nazionale

La supremazia calcistica della Juventus nel decennio di Trapattoni si misura anche nella partecipazione dei calciatori bianconeri alle due emozionanti avvenuture della Nazionale in Argentina (1978) e Spagna (1982).

Sono almeno sei o sette in ogni gara i giocatori della Juventus: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Causio, Bettega e Rossi sono protagonisti di una o di entrambe le competizioni.
Nel 1982 Paolo Rossi vince la classifica dei marcatori del Mondiale, oltre che il titolo di campione del Mondo. E lo stesso fa nel 1990 Totò Schillaci. Roberto Baggio è il miglior giocatore della nazionale durante i Mondiali statunitensi.

Drammi

Non sono mancati nella storia bianconera i momenti drammatici. Il 29 maggio 1985 gli incidenti scoppiati a opera dei teppisti inglesi al seguito del Liverpool nella finale di Coppa Campioni allo stadio Heysel di Bruxelles provocano 39 morti, 32 dei quali italiani.
La serata si conclude con la vittoria della competizione, oscurata dalla tragedia e, negli anni successivi, dalle polemiche sull'opportunità di giocare la partita.

Nel 1989 muore in un incidente stradale in Polonia, Gaetano Scirea, per anni libero e capitano della squadra, diventato poi osservatore della società.

Nel 1995 le conseguenze di una grave forma di leucemia uccidono Andrea Fortunato, terzino sinistro della squadra.

Vittorie e sconfitte emozionanti

Meno drammatica, ma sicuramente dolorosa per i tifosi è invece la storia della Juventus nella Coppa Campioni, ora UEFA Champions League.

I numerosi scudetti hanno garantito ai bianconeri molte partecipazioni, spesso finite in modo infelice.

Per sette volte la Juventus ha raggiunto la finale della più importante competizione europea, vincendo in due occasioni, a Bruxelles contro il Liverpool (1-0 rigore di Platini) nella drammatica serata dell'Heysel e a Roma, contro l'Ajax ai calci di rigore.
Altre cinque volte le cose sono andate male.

Nel 1973 a Belgrado contro l'Ajax, sconfitta per 1-0; nel 1983 ad Atene contro l'Amburgo, ancora 1-0; poi nel 1998 a Monaco di Baviera, contro il Borussia Dortmund, sconfitta per 3-1 e l'anno successivo contro il Real Madrid, con il classico 1-0. Infine nel 2003 a Manchester contro il Milan è arrivata la quinta sconfitta ai calci di rigore.

A queste sconfitte si devono aggiungere:

* una sconfitta in coppa delle Fiere con il Leeds con doppio pareggio in finale(2-2 /1-1);
* una sconfitta in coppa UEFA con il Parma (1-0/1-1)

Per quattro volte, nel 1967, 1973, 1982 e nel 2002 (il 5 maggio è per molti tifosi Juventini giorno di festa), la Juventus ha poi vinto il campionato all'ultima giornata, mentre nel 2000 in testa all'ultima giornata di campionato è stata superata dalla Lazio.

La Juventus e il pallone d'oro

Per otto volte giocatori della Juventus hanno vinto il pallone d'oro, prestigioso riconoscimento del periodico francese France Footbal. È un record: nessuna squadra europea ha fatto meglio. I vincitori sono stati: Omar Sivori (1961), Paolo Rossi (1982), Michel Platini (1983, 1984, 1985), Roberto Baggio (1993), Zinedine Zidane (1998) e Pavel Nedved (2003).

Soprannome

La squadra della Juventus ha come soprannome "Vecchia Signora", ma altro curioso soprannome, riservato soprattutto a giocatori e tifosi è "gobbi", nel dialetto piemontese "goeba". Il termine viene fatto risalire ad un curioso episodio: negli anni Cinquanta per una stagione durante le corse dei giocatori le maglie bianconere trattenevano l'aria, gonfiandosi e creando una sorta di gobba. Il soprannome, probabilmente creato dai rivali cittadini tifosi del Toro, ha le sue radici nel dialetto piemontese: infatti in tale dialetto il termine "goeba" è un modo usato per indicare sia la deformità fisica sia una persona dotata di tale deformità.

Curiosità

Nei 76 campionati di Serie A finora disputati, si è classificata 29 volte prima, 17 volte seconda e 8 volte terza; in sole 10 occasioni si è piazzata oltre il 5° posto, ottenendo il suo peggior piazzamento nella stagione 1961/1962 con il 12° posto finale.
Come l'Inter (che si classificò ultima nel suo girone nel campionato 1921/1922), la Juventus terminò all'ultimo posto nel girone piemontese nella stagione 1912-13, ma non fu retrocessa in serie B semplicemente perché all'epoca quella categoria non esisteva ancora. In quegli anni remoti le vincenti di ciascun girone regionale si affrontavano poi in una fase finale simile ai play-off, e la vincente si aggiudicava lo scudetto. Il girone unico nazionale (la Serie A) venne inventato nella stagione 1929-30 dopo l'avvento del fascismo.
È stata la prima squadra europea ad avere vinto tutte e tre le grandi competizioni continentali (Coppa Uefa, Coppa delle Coppe, Coppa dei Campioni, ora Champions League).
Dagli anni Venti in poi è sempre stata legata al destino della famiglia Agnelli, che oggi possiede circa 2/3 del capitale della società quotata in borsa. Nel campionato 2005/2006 ha battuto il proprio record (nonchè assoluto) di vittorie consecutive dalla prima giornata di campionato arrivando consecutivamente a 9 vittorie.
Trofei vinti:
Campionato Italiano: 29
Coppa Italia: 9
Supercoppa Italiana: 4
Campionato Italiano di Serie B: 1
Coppa Intercontinentale: 2
Champions League: 2
Coppa delle Coppe: 1
Coppa UEFA: 3
Coppa Intertoto: 1

 Formazione 2010/2011


Inno Della Juventus

Refolo Mario Leon

10 commenti:

  1. abbasso inter juve a wwwwwwww milannnnnnnnnn
    forza milan pubblicatelo sul milan e piu interessante !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!schifo juve............................!:)

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  2. quando sento parlare di Inter,mi viene da vomitare....W milan!per sempre

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  3. se volete tifare milan inter e juve andatevene a torino o a milano qua si tifa solo la squadra della propria terra...rinnegato vattene da lecce

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  4. Forza Juventus!!!
    Federico Surdo è pregato di sparire dalla mia vista. Grazie.
    Scommetto che quello che ha scritto W Milan credo sia stato Manuel, e con questo gli riferisco che la Juve ha vinto più scudetti del Milan...
    Lorenzo, forza Juve, altro che Inter!!! L'inter fa sinceramente pena.

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  5. E comunque se dovessi pubblicarlo sul Milan, sarebbe più noioso che leggere libri vecchi di secoli.

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  6. I due messaggi sopra a questo sono scritti da Mario Leon Refolo

    Mario Leon Refolo

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  7. non ho fatto copia e incolla, e secondo, non significa che se ho pubblicato l'articolo sulla juve non sono leccese

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